But in the night our eyes can see

Io parlo sempre per me, parlo sempre con me, parlo con me di me e del mio corpo, parlo con me di te, penso alle tue mani, alle tue carezze, ai tuoi sospiri, ai tuoi gemiti. Penso e parlo a me di tutte le tensioni che mi e ci attraversano, penso che se davvero il mio corpo è un campo di battaglia a volte io questa battaglia non la vorrei. Penso che sono stan co, a volte, sono stanco delle lotte e delle battaglie. Penso e parlo agli amici di come il mio corpo mi appartenga e di come le sue trasforma zioni siano mie, ma poi mi trovo a non riconoscermi, solo le mie voglie mi fanno riconoscere. Penso: si, il linguaggio è importante, ma cosa mi importa del linguaggio se poi non ho le tue mani, le tue carezze, i tuoi sospiri, i tuoi gemiti. Cosa mi importa dei diritti e della piazza se poi non stiamo ballando insieme? Una volta ho scritto sulla stoffa un pic colo testo che diceva: Portami a ballare, fammi sudare, Nascondimi da tutti gli altri. Poi portami a casa con la tua bici. E se penso a tutto ciò che mi è successo, ai nostri successi, agli obiettivi, ai progetti, al futuro, alla fine la cosa che mi sembra più importante di tutte è: poter essere insieme, io e te, in qualche modo.Penso e parlo con me di me e mi dico che io in questo desiderio ci trovo della calma che questo desiderio per una volta non è infuocato, ma è uno spazio di riposo per il mio corpo, per le mie gambe che mutano, per i miei capelli che crescono, per le mie mani abili. Questo mio desiderio non mi è estraneo per una volta, mi riporta al mio corpo. Penso che Ho trovato in questo desiderio un rifugio, dal frastuono che c’è tutto intorno, dal rumore che la mia voce fa mentre parlo con me di me, con me di te insieme a me. Parlo e pen so a cosa sia un rifugio e a cosa sia nascondersi, a dove è il mio di rifu gio e dal profondo, dalla radice che mi attraversa e mi collega a genera zioni e generazioni di corpi prima di me ho capito che il mio rifugio è la notte. E ho affidato il mio corpo alla notte, ho creduto nel suo pre ludio buio, nei suoi movimenti incessanti, sotterranei. L’unica fede che mi è rimasta è questa: nella terra e nella notte. E anche se non ho pos sibilità di vedere nel buio, perchè non sono un gufo, non sono una fale na, un gatto o un pipistrello, anche se non ho occhi brillanti nella notte, continuo a fidarmi dell’oscurità. Ma là non parlo solo con me, parlo alla notte, le parlo di me, del mio corpo, di te. Le racconto del mio de- siderio, delle mie mutazioni, sussurro cose e solamente una cosa chie do, alla notte, al buio, al gufo al pipistrello, alla falena. Di nascondermi da tutte le mani, da ogni carezza, da ogni sospiro e gemito che non sia tuo. E il buio ha conservato il mio desiderio, lo accoglie, la notte mi ri sponde e mi dà le tue mani, le tue carezze, i tuoi sospiri, ogni tuo gemi to. Ho capito che noi sotto il sole non brilliamo, ma nella notte i nostri occhi possono vedere. E ancora Io penso e parlo con me e parlo con la notte che parla con me, che parla con te forse. Perché poi è la stessa notte e io spero ti parli delle mie di mani, delle mie di carezze, dei miei di sospiri, dei miei di gemiti. E magari tu le rispondi, vi parlate con un vostro linguaggio segreto e magari, penso, tu le affidi i tuoi desideri, le racconti i tuoi segreti, perché poi anche per te la notte è un rifugio, anche tu hai trovato la tua casa nel buio e nel buio parli con te e con la notte e le parli di te e del tuo corpo che non è mai mutato e che ora invece cambia. Le parli del tuo desiderio che ora è mutevole che ora è diverso e nuovo, e io mentre penso a tutto questo, mentre parlo con me e penso a te, spero che tu alla notte chieda le stesse cose che chiedo io, spero tu le chieda di me, delle mie di mani, delle mie di carezze dei miei di sospiri, di ogni mio gemito. Perché penso che nessuno lo sa cosa significhi, per questo io non vo glio essere toccato da nessun altro che sia te, perché solo tu lo sai, solo tu puoi capire. Solo tu conosci le parole e i gesti.




Luca Frati Nato a Gubbio (PG) nel 1997, durante l’adolescenza si forma come danzatore. Studia presso l’Accademia di belle Arti di Venezia, nell’atelier della professoressa Sostero, indirizzo arti visive. Dal settembre 2020 frequenta il master in Arti Visive presso ECAL (Losanna). Ha un attenzione particolare per le pratiche di auto narrazione e i suoi riferimenti sono vari e molteplici, dal fumetto alla cultura pop.